LA STRADA DI CASA ONLUS
UNA CASA PER I RAGAZZI DI STRADA DI BRAZZAVILLE
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FRATI MINORI FRANCESCANI NEL CONGO-BRAZZAVILLE.
Da più di 800 anni i Frati Minori sono una fraternità presente in tutto il mondo : vogliono vivere il Vangelo nella pace e nella solidarietà con i più piccoli della terra, sulle orme del fondatore San Francesco di Assisi.

Da circa 15 anni sono nella Repubblica del Congo, conosciuta come Congo-Brazzaville per differenziarla dalla Repubblica democratica del Congo (ex Zaire), con progetti di sviluppo umano e sociale.
Accolsero la richiesta di aiuto pastorale del Vescovo di una diocesi a nord del Paese, fra la savana e la grande foresta equatoriale. Dalla città però venivano suoni più inquietanti di quelli della foresta: erano le voci di tanti ragazzi abbandonati fin dalla più tenera età alla loro sorte nelle strade di questa giungla di palazzi di cemento diroccati mischiati a case di lamiera e di fango che è Brazzaville.

Così nel 2004 hanno costituito a Brazzaville un centro di accoglienza per ragazzi di strada e in seguito una casa famiglia per i ragazzi più piccoli che avevano bisogno di una sistemazione più stabile.

Nel nord del Paese a Makoua con un orfanotrofio garantiscono alcuni servizi educativi, sanitari e un pasto al giorno.

A A Djiri vicino la capitale hanno iniziato un’attività di assistenza medica e una scuola primaria parrocchiale.

Fr Adolfo così presenta:
“ Nella fraternità locale di Djiri (un villaggio a 25 Km da Brazzaville, la capitale del paese), i frati francescani italiani, chiamati dai Vescovi congolesi, hanno cominciato la loro attività nel dicembre del 1991.
La nostra presenza nel paese si è sempre caratterizzata con la prossimità alla gente, soprattutto ai più poveri, così che la nostra prima presenza a Makoua (nel nord - ovest, in piena foresta equatoriale) ha subito iniziato un progetto chiamato “Ismael” a favore degli orfani del villaggio (oggi seguiamo circa 300 bambini con le cure mediche, alimentari e scolastiche), nonchè altri progetti di sviluppo e promozione umana.
Nella seconda casa, Boundji (sempre nel nord - ovest) abbiamo iniziato, appena installati, insieme ad alcune suore, un dispensario medico.
Da qualche anno siamo presenti nella capitale, a sud del paese, dove la realtà è ben diversa. Un milione di abitanti ammassati in un groviglio di baracche di cemento e lamiere a cui fanno sfondo, nella parte centrale, i palazzi dei ricchi.
Qui la gente arriva dai villaggi sperando in un futuro migliore, ma facilmente si ritrova in una situazione peggiore, non avendo neanche la possibilità dei contatti stretti del villaggio che in un modo o nell’altro ti aiutano, nè di recarsi in foresta per cercare qualcosa da mangiare o da cacciare o al fiume per pescare. In città se sei povero muori di fame ... o diventi ladro.
Dopo un breve periodo di studio e di riflessione abbiamo focalizzato la nostra attenzione su uno dei fenomeni delle realtà urbane terzomondiali presente in maniera massiccia anche a Brazzaville: i ragazzi di strada. È in loro favore che - di forma preferenziale - abbiamo caratterizzato la nostra presenza in città. Da questo è nato il progetto “Ndako ya Bandeko” che in lingua locale (traduzione a senso) vuol dire “la casa di tutti”. Abbiamo cominciato con un centro di accoglienza semiresidenziale e attualmente gestiamo due centri di accoglienza stabile dove i ragazzi vivono come in una casa, vanno a scuola o imparano un mestiere e si formano alla vita sociale con un obiettivo di reinserimento nei nuclei famigliari o comunque in società. Di questi due centri, uno è stato intitolato a fr. Angelo Redaelli, un nostro frate ucciso in seguito a un incidente nel 2005. Il centro si trova nell’estremo quartiere nord di Brazzaville, il quartiere di Makabandilu ed è stato realizzato all’interno di una struttura acquistata dai familiari e dai parrocchiani di fr. Angelo, ed è tutt’ora in via di sistemazione.”



“Kwenda Wutuka” ... in lingua Kikongo vuol dire “vai e vieni”... Si riferisce in genere a chi è sempre indaffarato in tante cose che lo portano ad andare sempre avanti e indietro.
E Kwenda Wutuka - Wutuka Kwenda è un po’ la vita ordinaria qui in fraternità.
È inutile insistere su quello che faccio io, penso di averne parlato già alla noia. Comunque in fraternità non ho un incarico particolare - a causa dell’impegno con i ragazzi che richiede praticamente tutto il tempo a disposizione - anche se, essendo la nostra fraternità ingaggiata in una parrocchia, mi ritrovo ad essere assistente degli Scout (anche qui presenti e molto attivi) e dei Ministranti. Sono inoltre impegnato nel seguire i giovani in ricerca vocazionale che abitano da questa parte della capitale. Per il resto celebro ogni giorno o in parrocchia o dalle Clarisse o a volte dalle FMM o dalle Suore della Dottrina Cristiana (questi istituti sono vicini al nostro convento). La domenica poi, secondo i turni, celebro in parrocchia o dalle Clarisse o nel villaggio di Kintelé. Il mio “Kwenda Wutuka” è soprattutto in funzione dei ragazzi.

Il guardiano della fraternità è fr Pascal, congolese. Lui è anche il parroco di questa grande parrocchia (credo ci siano 6 o 7 villaggi). Pascal si sposta anche lui molto spesso a causa dei villaggi che compongono la parrocchia e incontrare le comunità cristiane che ci sono e che chiedono di essere visitate con tutto quello che significa (celebrare la Messa, gli altri Sacramenti, preparare i catechisti, fare i ritiri ecc.). è molto apprezzato in diocesi e recentemente è stato nominato decano (vicario foraneo). Il suo ruolo non è semplice dovendo gestire e la comunità parrocchiale (così vasta e dispersa) e la fraternità per come è fatta. Ma possiede un forte spirito di orazione che lo rende sempre capace di gestire anche le situazioni difficili e improvvise.

L’economo è fr Eugène, congolese anche lui. Kwenda Wutuka dalla mattina alla sera sia perché essendo economo deve essere sempre attento ai bisogni materiali della casa, che è diventata una meta di tanta gente bisognosa di un po’ di silenzio e di pace, come anche di tanti gruppi parrocchiali e altro, sia perché è sempre disponibile soprattutto con le nostre sorelle Clarisse che - non avendo un mezzo proprio si affidano ai frati per le varie commissioni in città. Eugène inoltre è il responsabile delle nostre colture. È soprattutto lui che porta avanti i terreni che coltiviamo a Manioca a una cinquantina di Km da casa (di cui 22 circa di asfalto più o meno andante e una trentina circa in mezzo alla savana in condizioni disastrose), con l’aiuto di alcuni operai. Eugène è inoltre l’assistente della Schola Cantorum e della Schola Popolare (le due corali presenti in tutte le parrocchie) nonché l’assistente dell’OFS di Brazzaville.
Fr Luciano è l’altro frate italiano presente qui a Djiri (oltre a me). Lui è l’impresario. Prima di fare il frate costruiva case e strade... e anche dopo. Ha una forte attività lavorativa che lo portano a stare in giro quasi tutta la giornata a causa dei vari cantieri edili che ha in città. Il suo lavoro è molto apprezzato ed è per noi una fonte di guadagno importante per il nostro sostentamento. È lui che ha costruito il convento in cui viviamo, il monastero delle clarisse, le varie chiese. È lui che sta rimettendo in sesto il centro di Makabandilu e in contemporanea ha quasi terminato il convento di una congregazione di suore italiane che da poco si sono stabilite a Brazzaville. questo non gli impedisce di vivere (come gli altri del resto) i momenti forti della nostra giornata, soprattutto le Lodi e l’Ufficio al mattino, la Messa, i Vespri e Compieta, come almeno un pasto al giorno insieme.

Una volta al mese abbiamo il ritiro della fraternità e due volte all’anno la formazione permanente con tutta la fondazione. Una volta al mese celebriamo il capitolo della fraternità e cerchiamo di tenere per noi (personalmente) almeno un giorno la settimana di riposo. Due volte la settimana facciamo fraternità insieme la sera, anche se non sempre ci riusciamo (Kwenda Wutuka). In casa abbiamo una signora stipendiata che si occupa della cucina al mattino, mentre la sera e per le pulizie della casa ce la vediamo noi.
Con noi spesso abbiamo alcuni ragazzi in “esperienza comunitaria”, vale a dire ragazzi in cammino di discernimento che sono prossimi ad entrare in postulato. È quello che da noi chiamiamo accoglienza solo che qui i ragazzi fanno questo periodo in una delle nostre comunità (qualcuno è con noi a Djiri, qualcun altro a Makoua e qualcun altro a Boundji). Non mancano neanche i ragazzi in cammino di discernimento che periodicamente fanno delle giornate di condivisione con noi, come a volte capita di avere in casa alcuni frati studenti che fanno il periodo di stage, un anno (in genere dopo la filosofia) in cui lasciano gli studi per fare fraternità e servizio pastorale.

Dimenticavo che con noi c’è ancora un frate, o meglio più di uno. Il primo è fr Jean Claude, maestro degli studenti. Da un paio d’anni i nostri studenti non stanno più a Kolwezi (RDC) nello studentato comune (in cui ci sono un centinaio di frati) ma hanno cominciato a vivere e studiare in Congo, a Brazzaville. solo che per ragioni logistiche (la teologia la seguono in un quartiere sud senza molte vie di comunicazione), abitano in un’altra casa, in centro città a circa 30 Km da noi. Jean Claude è anche responsabile dell’animazione vocazionale e si occupa delle questioni burocratiche legate all’accoglienza dei ragazzi di strada. Con Jean Claude vivono quest’anno tre studenti (Guy, Blaise e Begnito) mentre gli altri studenti sono ancora a Kolwezi per terminare gli studi ormai cominciati lì.
Questa è in breve la nostra fraternità, in movimento suo malgrado ma nonostante tutto (o proprio per questo?) in unione di intenti e di stima reciproca. Ciascuno di noi conosce il lavoro degli altri e sa quanto sia faticoso. Per questo quando è possibile si collabora e questo ci fa crescere nel rispetto reciproco.”

FRATE ANGELO REDAELLI (1965-2005)
Fr. Angelo Redaelli nasce a Tradate nel 1965 e muore ucciso in un villaggio presso Owanda in Congo Brazzaville nel 2005, dove svolgeva la sua opera di assistenza ai bambini di strada.
Questi due estremi racchiudono certamente un’infanzia, che noi immaginiamo serena, una giovinezza coronata dalla maturità scientifica, il giorno della Professione solenne nell’Ordine dei Frati Minori nel 1992 e quello dell’Ordinazione sacerdotale nel 1995.
Riportiamo una serie di testimonianze di chi l’ha conosciuto in vita. Saranno esse a parlare di fr. Angelo.
Quello che ho sempre apprezzato in Angelo- è fr. Ernesto Dezza a parlare- è stata la sua capacità di fare chiarezza e l’ostinata volontà di fare la verità, anche a costo di incomprensioni. Ciò che lo rendeva affascinante ad alcuni, per altri poteva diventare motivo di disagio, e cioè la sua intransigente ricerca del vero e del buono, in ogni cosa, in ogni persona, in ogni realtà.
La sua scelta per la missione è stata la conferma migliore di questo suo modo di essere, quel suo modo di leggere la vita in modo autentico.[…] e nello slancio intuitivo del voler essere vero con se stesso e le scelte intraprese, si è abbandonato a quello che la vita gli proponeva volta per volta”. E’ la testimonianza di un altro frate, caro amico di Angelo Redaelli. ” Dall’omelia del Card. Dionigi Tettamanzi alla messa esequiale, leggiamo: “Questo nostro fratello è stato chiamato a portare a compimento il suo ministero di prete, la sua passione missionaria, la sua vocazione francescana. E questo con un servizio di amore, di un servizio giunto fino al dono della propria vita.. Servire il popolo di dio. Servire la gente.[...]
Servire la gente del Congo[...] soprattutto perché potesse conoscere il Vangelo che salva e ricevere il Corpo e il sangue di Cristo come fonte di vita nuova, di riconciliazione, di comunione, di pace.

Ed è in nome di questa comunione e di questa pace, è in nome di questa intransigenza che padre Angelo metteva in tutte le sue scelte in nome di Gesù, che in quel giorno di settembre, dopo aver investito accidentalmente una bambina del luogo, si ferma per soccorrerla. Egli sapeva che gli abitanti del luogo si sarebbero presto vendicati di questa morte. Ma si è fermato. E’ sceso dall’auto per portare la bambina in ospedale.
Affidiamo il racconto della morte di padre Angelo alla testimonianza di una suora che era con lui, in quei terribili, ultimi e luminosissimi momenti:
[...] le persone del villaggio hanno detto di andare a prendere i machete, li uccideremo tutti oggi. Gli dico per la terza volta 'Parta!'. Mi dice: 'No, prendiamo la bambina'. Dopo solo cinque minuti tutti eravamo circondati, impossibile fuggire; in quel momento il padre ha capito. [...] Quando i carnefici lo hanno colpito, al primo colpo disse ad alta voce: 'Perdonate! Perdonate!Perdonate!'. Poi ha finito, era calmo, senza gridare.
Le parole, certo, non possono narrare la grandezza di certe vite. Occorre allora sforzarci di non rendere vana lo loro offerta. Occorre raccogliere il dono che tanti uomini e tante donne fanno di sé all’ombra della Croce. E trasformarlo in altro, ulteriore e concreto amore per i fratelli.